Golden State opener season

Dopo un’estate vissuta a rincorrere il sogno Kevin Love, gli Warriors hanno iniziato la preseason allo Staples Center sconfiggendo i rivali divisionali Los Angeles Clippers in una partita importante per tutto tranne che per il risultato. Innanzitutto la questione Kevin Love. E’ naturale che alla fine per come sono andate le cose c’è chi vede la lungimiranza e chi la miopia della dirigenza e del nuovo coach. E proprio da Steve Kerr io partirei per cercare di capire il mercato di Golden State. Non si è arrivati allo scambio perché il nuovo coach (ricordiamo, molto desiderato a New York da coach zen Phil Jackson) semplicemente non ha voluto, preferendo puntare su uno dei backcourt più forti della lega. Steph Curry e Klay Thompson

warriors backcourt

warriors backcourt

godono della fiducia incondizionata dello staff e per quest’ultimo si è deciso che non si può prescindere, soprattutto per la difesa che riesce a mettere in campo. E a mio modo di vedere è stata una decisione sensata perché Love avrebbe favorito l’attacco ma perdere Thompson sarebbe stato peggio. E poi David Lee, certamente influenzato da tutti i rumors perchè fa parte del business, dimostrerà che l’anno prima all’All Star Game non ci era capitato per caso. Steve Kerr ha detto inoltre che uno dei problemi dello scorso anno erano le palle perse e che dovranno diminuire così come dovrà migliorare il movimento di palla. Uno dei giocatori che potrebbe beneficiare di questo approccio è sicuramente Harrison Barnes che con il reverendo non ha trovato spazio e si è un po’ perso. Sotto canestro Andrew Bogut integro e finalmente Festus Ezeli daranno più consistenza e presenza fisica ma anche di qualità che può dare il centro australiano. Per l’inizio del campionato sarà quasi pronto anche Shaun Livingston che dopo l’ottima stagione ai Nets si spera possa portare lo stesso contributo che portò due anni fa Jarrett Jack. Mentre i veterani Barbosa e Kapono saranno utili più per l’esperienza e l’aiuto ai giovani.

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Guilty or not guilty?

La notizia del licenziamento di Mark Jackson è arrivata prima del previsto. Nonostante il supporto della maggior parte dei giocatori, Joe Lacob e Bob Myers, rispettivamente GM e CEO, due giorni dopo l’eliminazione al primo turno di playoff hanno comunicato quello che avevano già deciso da tempo: Mark Jakason non è più il coach dei Golden State Warriors. Il fatto di essere arrivati alla settima partita li ha solo messi in una posizione più difficile da giustificare, ma alla fine – secondo la legge dello sport – chi paga è l’allenatore.

mark jackson

mark jackson


La dirigenza ha mal sopportato il fatto di essere arrivati solo sesti in regular season e di conseguenza essersi pregiudicati il fattore campo, frutto di una stagione con troppi alti e bassi (anche se nella supercompetitiva western conference), soprattutto con le sconfitte alla Oracle Arena contro squadre dell’Est dai sulla carta molto più scarse. Altre circostanze che vengono contestate al reverendo sono

  1. una mancanza di schemi offensivi, soprattutto nei finali di partita
  2. difficoltà a chiamare i timeout, quandi gli avversari scappavano via
  3. scarsa dialettica durante le partite
  4. non ha costruito uno staffing coach
  5. gestione dei giocatori inadeguata

Queste sono solo alcune delle cose che non hanno permesso alla squadra di mantenere le aspettative di inizio stagione. Si perché se lo scorso anno gli Warriors erano stati la sorpresa postiva, poi gli underdog che superavano il primo turno di playoff, quest’anno non si è fatto di più, anzi, a guardare il risultato nudo e crudo si è peggiorati. Non sono sufficienti la giustificazione dell’assenza di Bogut proprio nel momento crciale della stagione, la troppa Curry-dipendenza e la mancanza di riserve all’altezza (quello che lo scorso anno sono stati Jarret Jack e Carl Landry); se poi si scende più in dettaglio e si analizzano le statistiche di Igoudala, Lee, Barnes (solo per citare qualche giocatore di peso) ecco che il coach ha le sue responsabilità. Se Joe Lacob ha detto che è un businessman e che deve pensare ad un unico obiettivo, altrettanto vere sono le parole post-licenziamento di Jackson:

Auguro il meglio alla squadra. Ma ora hanno la pressione di dover vincere un titolo. Non possono più aspettare. Per quanto mi riguarda ora so che non devo più dimostrare di saper allenare vista l’opportunità che mi hanno dato gli Warriors


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Il voto alla regular season degli Warriors

Si è dunque conclusa la reagular season e già si è proiettati ai playoff che per Golden State incominciano sabato per una supersfida contro i rivali di division Los Angeles Clippers. Che voto dare alla regular season degli Warriors? Se si guarda ai numeri della stagione non si può non considerarla positiva. Il record dice 51W-31L per un 0.622 finale che ha garantito il sesto spot, superando per la prima volta da vent’anni le 50 vittorie (dai tempi dei gloriosi Run-TMC) e qualificandosi per il secondo anno consecutivo alla post season dalla stagione 1991-92. L’anno scorso le vittorie furono 47 a fronte di 35 sconfitte che garantirono ugualmente il sesto posto a Ovest. Anche il differenziale punti fatti/punti subiti è notevolmente migliorato passando da +0.9 (101.2 – 100.3) a un +4.8 (104.3 – 99.5). Tutte queste cifre, ricordiamolo, raggiunte in una conference super competitiva, se si considera il fatto che Phoenix, la prima delle escluse, con il suo record di 0.585 (48W – 34L) potrebbe occupare il terzo posto a Est. C’è stata poi l’esplosione di Steph Curry (primo titolare giallo blu all’All Stare Game da vent’anni), la conferma di Klay Thompson, la crescita di Draymond Green, la striscia di 10 vittorie consecutive tra dicembre e gennaio, una difesa classificata tra le cinque migliori con Andre Iguodala, un sano Andrew Bogut, Draymond Green e Klay Thompson, le vittorie contro le top dell’est Miami e Indiana, i game winner di Curry e Igoudala. Ci sono stati però episodi nel corso della stagione che hanno influenzato negativamente la squadra; a livello societario, come ad esempio il declassamento dell’assistant coach Brian Scalabrine alla D-League per divergenza di vedute con Mark Jackson, il licenziamento dell’altro assistant coach Darren Erman per “violation of company policy”, a livello di squadra con i troppo frequenti alti e bassi e le sconfitte inattese con squadre dal ranking peggiore, l’infermeria sempre piena con gli infortuni patiti anche quest’anno da Andrew Bogut (fuori anche per i playoff?), David Lee, Andre Igloudala, Jermaine O’Neal e il mancato rientro di Festus Ezeli, la gestione della squadra da parte di Mark Jackson, forse preoccupato per il rinnovo, l’involuzione di Harrison Barnes. Adesso ci saranno da affrontare i Clippers (2 a 2 in RS) forse il miglior accoppiamento che potesse capitare, sulla carta e in classifica certamente più forti, ma di certo non si parte battuti, ma più forti della Denver terza lo scorso anno. Darei quindi come voto un sei come la classifica, mentre per il voto finale non ci resta che attendere la sfida con i Clippers, sperando in una ripetizione delle prestazioni dell’anno scorso di Harrison Barnes e nell’esperienza di Igoudala.

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Il morale degli Warriors è alto nonostante sua maestà LeBron

Se quel dannato e stupefacente buzzer beater di sua maestà King LeBron non fosse entrato saremmo qui a onorare e festeggiare una delle vittorie più belle della stagione.

Miami-Heat-LeBron-James-Chris-Bosh. BayAreaSportsGuy

BayAreaSportsGuy

E invece siamo ancora qui ad aggiungere un’altra L e si va alla pausa All Star con il record di 31-22, più o meno in linea con quello dello scorso anno che era 30-22. Ma mentre un anno fa si era la sorpresa positiva della Western, Continue reading

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Il valore di Golden State (in $)

Anche quest’anno la rivista Forbes ha pubblicato la classifica delle squadre nba in base al loro valore economico. In questa particolare graduatoria Golden State si trova al nono posto in mezzo alle due texane Dallas e San Antonio e in calo di una posizione rispetto alla valutazione del 2012, mentre ai primi due posti si trovano sempre, a posizioni invertite però, New York Knicks e Los Angeles Lakers, fuori classifica per le potenzialità del mercato locale. Nonostante questo il valore degli Warriors è aumentato del 35% rispetto allo scorso anno, percentuale che la pone al terzo posto come incremento su base annuale, segnale che indica una crescita di interesse per la squadra della baia così come le 17 apparizioni in diretta televisiva nazionale su espn e tnt (record di franchigia). La proprietà è convinta del valore della squadra ed è per questo che, nonostante i tutto esaurito in continuazione e il record di abbonamenti annuali, ha deciso di tornare alle origini e trasferirsi a San Francisco dal 2017, quando dovrebbe essere pronta la nuova arena da un milardo di dollari: la Oracle Arena, ma soprattutto Oakland, sembrano essere diventati un po’ stretti. D’altronde, come ha insegnato David Stern, basketball is business, e a San Francisco il mercato potrebbe essere ancora più ricco. Il potenziale c’è, la squadra in questo momento un po’ meno. Aspettiamo lo stop dell’all star game per riprendersi e tirare la volata finale. Il sesto posto dello scorso anno sarebbe una mezza delusione.

let’s go Warriors


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I dubbi per Mark Jackson

Diciamo che la sconfitta con la squadra attualmente più forte della lega ci può stare, così come quella dei 54 punti del probabile MVP. Non ci stava la sconfitta interna contro Denver ma quello che soprattutto non ci sta è l’attuale classifica, sesti sì a Ovest ma fondamentalmente uguale allo scorso anno. Quest’anno ci si aspettava qualche cosa in più o comunque essere davanti a Houston e a Portland. Invece si procede ad alti e bassi, con vittorie ottenute in rimonta o allo scadere. Se finisse oggi il campionato, si giocherebbe contro Oklahoma con cui si è già perso due volte e le prospettive di passare il turno non sarebbero molte. Lascia qualche legittima perplessità la gestione della squadra da parte di Mark Jackson. Ultimamente Igoudala sembra un po’ appannato; forse non ha recuperato benissimo dall’infortunio. Bogut viene tenuto in panchina nei minuti decisivi. E allora perchè non provare a cambiare quintetto, inserendo Harrison Barnes, che quando parte dalla panchina sembra meno efficace, oppure spostare Igoudala allo spot due e utilizzare Klay Thompson come sesto uomo? la stagione è ancora lunga e c’è tutto il tempo di provare a trovare nuove soluzioni. L’innesto di Crawford può rafforzare la panchina, fin’ora anello debole della squadra, aspettando con ansia il ritorno di Ezeli per rafforzare la presenza sotto canestro.

Curry a terra

Curry a terra


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“Nba history 1997-2013”: i nuovi DVD in italiano della Gazzetta dello Sport

dvd01La Gazzetta dello Sport presenta “Nba history 1997-2013”: 17 Dvd Ufficiali NBA per rivivere i momenti migliori di una grande storia di sport.

Ogni uscita sarà dedicata ad una stagione Nba, dal 1997 ad oggi, e conterrà la storia delle sfide, dei campioni e delle franchigie da record.
Una collana da non perdere, in edicola ogni settimana a partire dal 17 Gennaio in allegato al quotidiano.

La prima uscita, prevista per Venerdì 17 Gennaio al costo di €10,99 (più costo del quotidiano), sarà “Chicago Bulls campioni 1996-1997”: il film ufficiale della stagione NBA 1996-1997, per vivere da protagonisti il trionfo dei Bulls di Michael Jordan e coach Phil Jackson e sentirsi in ogni momento parte di una grande squadra di giocatori entrati nella leggenda come Scottie Pippen, Steve Kerr, Dennis Rodman, Tony Kukoc. Continue reading

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FullSquad

Un internet meme è nato prima della lunga trasferta che ha visto gli Warriors ad un passo dal record di sette vittorie lontano da casa. Al termine della vittoria casalinga del 27 dicembre scorso contro i Phoenix Suns (la quinta di fila) David Lee si è rivolto al blogger di warriorsworld.net Jordan Ramirez a proposito del record della squadra dei titolari rivolgendosi così

What’s the record of our full squad, Jordan?

Il meme ha portato bene evidentemente perchè è arrivata appunto la lunga striscia di vittorie in trasferta, se ne è parlato nei media locali e nazionali, l’hashtag #fullsquad è stato postato più di 13000 volte su twitter ed è pure nato il merchandising ufficiale #FullSquad Shirts Now Available!,

fullsquad shirt

fullsquad shirt


è apparso sulla pagina instagram di David Lee, è utilizzato dai compagni di squadra nei tweet January 6, 2014 ed è diventato di moda durante le partite nella baia.
Il video di fullsquad
Sicuramente stasera contro i Celtics il pubblico (54 sold out consecutivo) farà sentirfe il suo #FullSqauad.


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E’ nata una nuova rivalità?

Lo sport non esisterebbe senza rivalità, le rivalità esistono da sempre nelle competizioni sportive. Sentenze sacrosante che trovano conferma soprattutto in terra italica, dove, a causa del un retaggio storico culturale, l’antagonimo a livello cittadino, provinciale e regionale è una costante in ogni sport di squadra. In America la rivalità sportiva è forse più sentita a livello non professionistico, vedi sport collegiale, perchè le grandi distanze non favoriscono le trasferte dei tifosi da una parte all’altra della nazione. Per come sono strutturati i campionati, le grandi rivalità sportive nascono a livello di raggruppamenti divisionali e quando una città “ruba” una franchigia ad una altra città e si trova poi a tornare nella vecchia città che intanto si è rifatta una squadra. Nella NBA esistono le rivalità storiche nate da infiniti scontri per l’anello come quella tra Boston Celtics e Los Angeles Lakers o tra gli stessi Lakers e i Detroit Pistons. Oppure quella nata negli ultimi anni tra Boston Celtics e Miami Heat per la supremazia a Est (almeno finchè c’erano Garnett e Pierce a Boston). L’antagonismo nasce così quando due squadre si lasciano dietro anni di anonimato e si trovano a lottare per la supremazia. E’ quello che sta succedendo nella Pacific Division dove il giorno di Natale è andata in scena la battaglia tra Golden State Warriors e Los Angeles Clippers vinta dalla squadra di Oakland per 105 a 103 gara finita con le espulsioni e i falli intenzionali di Griffin, Green e Bogut, dopo che nella prima partita della serie lo scorso 31 ottobre Bogut e DeAndre Jordan non si erano certo scambiati abbracci amichevoli. I due coach Marck Jackson e Doc Rivers, dall’alto della loro esperienza hanno minimizzato, ma senz’altro ammettono che sta nascendo una rivalità nella division, adesso che momentaneamente i Lakers non sono la squadra da battere e siamo lontani anni luce dai Kings di Mike Bibby, Chris Webber, Vlade Divac, Doug Christie e Peja Stojakovic. Per i Clippers la geografia direbbe Lakers o le ultime due uscite ai playoff i Memphis Grizzles, mentre per gli Warriors la cartina punterebbe su Sacramento e il campo sugli Spurs ma

entrambi i team arrivano da una storia di perdenti, entrambi i team hanno virato e stanno puntando nella giusta direzione, continuiamo la salita e vediamo dove cadono le fiches

come dice Mark Jackson. Per quanto Warriors e Clippers non si vedano di buon occhio, entrambi gli allenatori riconoscono che la propria squadra dovrà vincere qualcosa affinchè si possa parlare di vera rivalità. Rimane il fatto che l’ultima apparizione degli Warriors alle finali di conference data 1976 mentre i Clippers non ci sono mai arrivati.

“Non mi interessa il passato a parte il fatto di studiarlo” dice Doc Rivers “ma il nostro futuro è nelle nostre mani. Sono sicuro che Mark e Golden State la pensano allo stesso modo e l’unica maniera per far nascere una rivalità è continuare sulla strada verso il successo”.

Golden State ci sta provando.

Nasce la rivalità tra Golden State e e Clippers

Thearon W. Henderson/Getty Images


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Brutta aria nella baia

Tira una brutta aria nella baia di San Francisco e non è di certo quella che arriva dall’oceano Pacifico e sovente avvolge il Golden Gate. No, è il tornado che si sta abbattendo su Oakland e sugli Warriors. Dopo 25 partite si trovano fuori day playoff ad una partita e mezzo dall’ottava dopo che erano stati pronosticati come possibili contender per la finale di conference. E invece per diversi motivi la stagione non sta andando come si sperava e urge riprendere a vincere, dato che i primi quattro posti sembrano fuori discussione, oltre alla sorpresa Trail Blazers. I motivi, dicevano, sono diversi ma primo tra tutti sembra la prolungata assenza di Igoudala e l’aiuto delle statistiche avanzate sembra confermarlo. Il suo contributo, nelle 13 partite in cui ha giocato (si è infortunato il 22 novembre a Los Angeles contro i Lakers) si è sentito sia in difesa che in attacco. In queste partite ha avuto una media di 12.9 punti (con il 54% da due, il 47% da tre che diventa 56% nelle 8 vittore), 4.2 rimbalzi, 6.3 assist e 1.9 rubate. con lui in campo si segnava 14 punti ogni 100 possessi più degli avversari; inoltre consegnava un assist ogni 6.49 passaggi effettuati (dato superiore ai 7.4 di Lebron James). Mentre per quanto riguarda i punti prodotti dagli assist si attestava a 14.7 dietro ai 15.1 di Lebron, numero ancora più considerevole considerando che non è un vero playmaker. Ma soprattutto in difesa i numeri sono decisivi: con lui in campo si subivano 95.4 punti ogni 100 possessi, mentre senza di lui se ne concedono 103.9. Dunque un’assenza pesante. Stephen Curry sta giocando una stagione da all-star e le sue statistiche lo confermano, in particolare gli assist che sono in aumento. E infatti nelle 3 partite che ha saltato sono arrivate altrettante sconfitte. Un altro dei motivi della partenza difficile sono le riserve che non riescono a fornire l’apporto che lo scorso anno davano Jarret Jack e Carl Landry, ma la gestione della panchina era preventivata con l’acquisto di Igoudala. Il calendario fin’ora non ha dato una mano perchè su 25 partite giocate ben 15 sono state in trasferta. David Lee continua ad avere statistiche interessanti ma il suo apporto non è più incisivo come lo scorso anno e le difese avversarie probabilmente riescono a preparasi meglio visto Golden State non è più una sorpresa. Forse il lavoro di Mike Malone, ora sulla panchina di Sacramento, era troppo importante che ora se ne sente la mancanza. Sicuramente gli Warriors ora come ora finiscono dietro alla lavagna, ma il tempo per recuperare gli infortunati e una posizione di classifica più consona c’è. Delle prossime 8 partite 5 sono alla Oakland Arena dove si può, anzi si deve, cercare di fare il pieno per iniziare l’anno nuovo con una situazione decisamente migliore.

stephen curry a terra

stephen curry a terra


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